lunedì 15 giugno 2026

La torre di Gaudì illumina il cielo di Barcellona. E Leone XIV spiega perché sia così importante la “torre della croce”

Canti raccolti di voci bianche, una sinfonia aulica composta per l'occasione e maestosi ripieni di organo. L'inaugurazione della Torre di Gesù Cristo della Sagrada Familia, a Barcellona, il 10 giugno scorso, ha segnato un primato mondiale, quello della massima altezza raggiunta da un edificio ecclesiastico, ben 172,5 metri. Tra fuochi d'artificio accecanti, fiaccole digitali e luci che hanno illuminato lo “scheletro” architettonico immaginato da Antoni Gaudì, l'avvenimento storico ha visto la partecipazione di Leone XIV, che ha prima celebrato la Messa e poi presenziato alla cerimonia di benedizione. Alla sommità della cuspide di retaggio neogotico, una croce imponente, illumina da quel momento, come un faro, le notti di Barcellona e, virtualmente, anche quelle di un mondo sul quale sembra calato il buio delle guerre, solo squarciato dai lampi di luce delle bombe. E invece il messaggio che Leone XIV ha voluto inviare è proprio quello di una presa di coscienza, forte, sul bivio al quale l'umanità si trova di fronte. Ha scritto Papa Prevost nella sua prima enciclica sull'intelligenza artificiale, Magnifica Humanitas, citata nel corso della sua visita apostolica in Spagna: “La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. La torre di Babele, ricorrente tentazione dell'uomo di sostituirsi a Dio, per creare mondi manipolati dalla tecnica che sfuggono sistematicamente al suo controllo e che finiscono per crollare, come dimostrano ogni giorni i bollettini di guerra da ogni parte del globo. C'è invece un'altra possibile via, ha ricordato Prevost, difficile, aliena da prospettive di dominio e di esaltazione, ma capace di far rinascere e germogliare davvero la vita. Nell'enciclica viene simbolizzata dalla ricostruzione delle mura di Gerusalemme, ma nella sua omelia Leone ne ha offerto una lettura cristologica ancora più netta. Si tratta della croce, una "torre" completamente diversa da quella di Babele, perchè opera del Dio-con-noi che nel rovesciamento dei valori umani di potenza e dominio instaura nel mondo una forza apparentemente debole ma in realtà irresistibile. Le parole fondamentali di Leone nell'omelia alla Sagrada Familia: “Questa sera ricordiamo dunque che la Croce di Cristo, posta in cima a questa Basilica, è la Croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno. Tutte e tre le facciate della Sacra Famiglia lo attestano: il Primo si fa ultimo per noi nella Natività; col suo Sacrificio ci redime mediante la Passione; la sua morte ci dona vita eterna facendoci partecipi della gloria divina. Ammirando la torre di Gesù Cristo,alziamo a Lui lo sguardo, a Lui che solo ci svela la verità di Dio e la verità di noi stessi. Guardando a Cristo possiamo vedere il mondo con occhi rinnovati: la torre della Croce diventa allora vessillo di carità, perché Dio ci ama così, trasformando uno strumento di morte in segno di speranza”. L'evento di Barcellona ha significato senza dubbio fino ad ora il momento di maggiore intensità e slancio universale del pontificato leoniano, con uno stile capace di unire manifestazioni di massa e intimità della fede, senza abbandonare le forme estetiche della sua trasmissione in chiave contemporanea (grazie al genio di un artista non a caso proclamato venerabile). Il motto di Gaudì scritto nel cielo con i droni colorati di rosso e di blu è apparso del tutto in linea con il messaggio teologico dato all'inaugurazione: "Primer l'amor, després la tècnica".