Il Blog di Antonio Marguccio. Per difendere la Santa Chiesa Cattolica e il Papa
domenica 8 novembre 2026
Leone XIV in Uruguay nel barrio dei diseredati. “Mi sento come a casa”
Strade impolverate, pali della luce con i fili aggrovigliati, muretti grigi senza intonaco, frangivista in metallo arrugginito e baracche, baracche in ogni dove. Non è apparentemente un bello spettacolo il quartiere nella periferia di Montevideo, Casavalle, che ieri Leone XIV ha attraversato a piedi, incontrando gli uomini e le donne che lì ci vivono da dimenticati. Un anziano sulla sedia a rotelle, un gruppo di giovani donne con i passeggini. Papa Prevsot si ferma, ascolta, stringe mani, benedice. Poi il saluto su un palchetto dove ad attenderlo c’è una sedia di vimini e davanti, si stima, 12 mila persone, tutto il quartiere in festa radunato per quello che è un evento inconcepibile, difficile da decifrare. I riflettori del mondo si accendono sulle vite dimenticate, infiacchite dalla fame e dagli stenti, che non sanno fare altro che raccontare la durezza della loro vita. E il Papa, cominciando a parlare, dice: “Mi sento come a casa”, ricordando i suoi anni da missionario in Perù. C’è qualcosa di enorme in queste parole, una contraddizione, sì, un vero e proprio “magnificat” mariano, un rovesciamento di categorie e di valori. Una gioia inaspettata nel corpo a corpo con l’umiltà dei miseri diventa l’incarnazione della salvezza, un giardino che nasce proprio nel dimenticato e sporco barrio, senza programmi di riforma sociale, ma con la pace del cuore che si sente abbracciato da un altro cuore. Il Papa, che benedice alcuni lotti abitativi fatti costruire dalla parrocchia e finanziati con l’obolo pontificio, vuole respirare quest’aria di fraternità evangelica, questo seme di speranza che è già il riscatto del Regno di Dio e la Signoria di Cristo nel mondo. Il suo sguardo è davvero quello di chi si sente a casa.
