martedì 28 ottobre 2014

Odifreddi risponde a Papa Francesco su Darwin e il big bang. “I Papi? Dinosauri che cercano di sopravvivere”. Ma sbaglia

Com'era prevedibile il discorso di Francesco alla Pontificia Accademia delle Scienze ha innescato il risentimento di Piergiorgio Odifreddi. Nel suo blog il matematico ha accusato il Papa di aver riciclato un vecchio trucco di Giovanni Paolo II e di Pio XII, ovvero conciliare Dio e la scienza moderna, far credere che la teoria del big bang si possa sposare con il creazionismo e che Darwin non sia così pericoloso per la teologia cattolica. Il trucco sarebbe questo: “Fingere – scrive Odifreddi – di accettare le spiegazioni scientifiche sul 'come', ma rivendicando un monopolio teologico sul 'perché”.
In definitiva, i meccanismi che hanno acceso la scintilla dell'universo e quelli che hanno portato alla comparsa dell'uomo, non sarebbero così rivoluzionari per la Chiesa, visto e considerato, postula Odifreddi, che la teologia cattolica ha mantenuto il “monopolio” sulla risposta al quesito fondamentale: perché. Ma non è un trucco, è la semplice verità: la teoria dell'evoluzione, lasciata a se stessa, è semplicemente improponibile. Ha bisogno di una molla, una guida (che per il credente ha un nome: Dio). Esiste oggi tutto un movimento scientifico e teologico che converge sul concetto di "principio antropico", proprio per turare le falle del darwinismo duro e considerare l'evoluzione da una prospettiva nuova. I teologi parlano di creatio continua e gli studi al riguardo sono molto sviluppati e fecondi (un loro assaggio è rappresentato proprio dal discorso bergogliano alla pontificia accademia delle scienza, ed esistono altri testi del magistero ancora più mirati). Ma è ovvio che Odifreddi deve fare Odifreddi. Ostenta le penne del pavone, cita Bergson e dice che i papi non capiscono niente di fisica e di biologia (ma sembra che sia proprio lui a non aver capito fino in fondo la teologia cattolica). E ignora che il primo scienziato a proporre la teoria del big bang è stato un prete cattolico (sì, proprio così, un prete!) che rispondeva al nome di Georges Lemaître... Non lo si vuole ammettere ma le maggiori conquiste della scienza moderna sono venute molto spesso proprio da scienziati credenti. Copernico non era un vescovo polacco? E Darwin, non frequentava assiduamente la chiesa del suo villaggio e non discuteva sempre con la moglie di questioni religiose? Sotto sotto c'è la segreta paura che sia proprio così. Che Genesi e big bang, darwinismo e digitus Dei, scienza e fede, possano andare a braccetto. Dopotutto ce l'ha ricordato anche Benedetto XVI in tutto il suo pontificato. Quando fede e ragione si isolano e non dialogano più, prima o poi diventano dei pericolosi ismi