lunedì 27 ottobre 2014

Francesco, il big-bang e l'evoluzionismo. “L’inizio del mondo non è opera del caos”

Questa mattina Papa Bergoglio, incontrando la Pontificia Accademia delle Scienze riunita in sessione plenaria, è entrato nel vivo di un dibattito forse poco noto in Europa ma accesissimo negli Stati Uniti. Qui, da diverse decine di anni, i seguaci di Charles Darwin devono fare i conti con il creazionismo, un movimento diffuso negli ambienti presbiteriani che rivendica una lettura letterale del libro della Genesi.
In base a questo credo l'origine della Terra e delle specie viventi, compreso l'uomo, si deve al diretto intervento di Dio e quindi la teoria dell'evoluzione non è che una colossale frode scientifica, peraltro nemmeno tanto suffragata dalle prove geologiche e biologiche. La Chiesa, nell'ultimo secolo e mezzo, cioè a partire dalla pubblicazione dell'Origine delle Specie, non ha emesso pronunciamenti definitivi sull'argomento, sebbene la teoria darwiniana sia stata guardata inizialmente con sospetto (e non poteva essere altrimenti). É stato Pio XII il primo Papa a rompere il ghiaccio e a dire, nell'enciclica Humani generis (1950), che evoluzionismo, Bibbia e fede cristiana non sono necessariamente in contrasto. Successivamente la teologia cattolica ha familiarizzato con la visione ormai classica dell'evoluzione dell'uomo dalle scimmie, una visione che però non dimentica un punto centrale. Quand'anche i nostri corpi fossero il risultato di un processo lungo e straordinario di adattamento e trasmutazione delle specie viventi, l'anima è un dono diretto di Dio. Ebbene, Francesco questa mattina ha espresso una posizione molto chiara, criticando velatamente i creazionisti puri ma prendendo anche le distanze dalle teorie sul caos primordiale. Così il pontefice: “Quando – ha detto agli accademici pontifici – leggiamo nella Genesi il racconto della Creazione rischiamo di immaginare che Dio sia stato un mago, con tanto di bacchetta magica in grado di fare tutte le cose. Ma non è così. Egli ha creato gli esseri e li ha lasciati sviluppare secondo le leggi interne che Lui ha dato ad ognuno, perché si sviluppassero, perché arrivassero alla propria pienezza. Egli ha dato l’autonomia agli esseri dell’universo al tempo stesso in cui ha assicurato loro la sua presenza continua, dando l’essere ad ogni realtà. E così la creazione è andata avanti per secoli e secoli, millenni e millenni finché è diventata quella che conosciamo oggi, proprio perché Dio non è un demiurgo o un mago, ma il Creatore che dà l’essere a tutti gli enti. L’inizio del mondo non è opera del caos che deve a un altro la sua origine, ma deriva direttamente da un Principio supremo che crea per amore. Il Big-Bang, che oggi si pone all’origine del mondo, non contraddice l’intervento creatore divino ma lo esige. L’evoluzione nella natura non contrasta con la nozione di Creazione, perché l’evoluzione presuppone la creazione degli esseri che si evolvono. Per quanto riguarda l’uomo, invece, vi è un cambiamento e una novità. Quando, al sesto giorno del racconto della Genesi, arriva la creazione dell’uomo, Dio dà all’essere umano un’altra autonomia, un’autonomia diversa da quella della natura, che è la libertà. E dice all’uomo di dare il nome a tutte le cose e di andare avanti nel corso della storia. Lo rende responsabile della creazione, anche perché domini il Creato, perché lo sviluppi e così fino alla fine dei tempi. Quindi allo scienziato, e soprattutto allo scienziato cristiano, corrisponde l’atteggiamento di interrogarsi sull’avvenire dell’umanità e della terra, e, da essere libero e responsabile, di concorrere a prepararlo, a preservarlo, a eliminarne i rischi dell’ambiente sia naturale che umano”. Probabilmente nel discorso c'è qualcosa dell'attesissima enciclica ecologica annunciata la scorsa estate e ancora nelle mani di un team di esperti. In attesa del documento, che si annuncia di portata storica, ci godiamo questo splendido “anticipo” bergogliano.