venerdì 12 giugno 2015

La Messa di Morricone ha stupito tutti

Era gremita la Chiesa del Gesù a Roma, il 10 giugno, per la première della “Missa Papae Francisci” scritta dal premio Oscar Ennio Morricone per il duecentesimo anniversario della ricostituzione della Compagnia di Gesù e dedicata al pontefice Francesco. Nei giorni che hanno preceduto l’attesissimo concerto, Morricone ha raccontato molti retroscena sulla gestazione dell’opera.
A cominciare dall’incontro casuale con padre Daniele Libanori, rettore della chiesa del Gesù (che dista a pochi passi dall’abitazione del compositore romano), il primo a proporgli il progetto. E per finire con la visita a Papa Bergoglio, al quale Morricone ha regalato la partitura che, nella prima pagina, forma una croce. “Una Messa – ha raccontato alla Radio Vaticana – me la chiedeva da anni mia moglie, ma io non mi decidevo mai. Finalmente, incontrai il rettore di Piazza del Gesù, padre Libanori, e mi chiese di scrivere una Messa per il 200.mo della ricostituzione dei Gesuiti. Ma la cosa che mi impressiona di più di questo incarico è il fatto che io abbia scritto la musica del film ‘Mission’, che è la storia dei Gesuiti in Sudamerica, i quali dopo qualche anno, dal 1750, furono sciolti. Vede quante coincidenze? In qualche maniera, io ho partecipato al loro scioglimento e ora partecipo alla ricorrenza del 200.mo della loro ricostituzione. E poi il Papa, l’unico gesuita finora… Quindi, gli ho dedicato la musica. E’ incredibile! Trovo in tutto questo delle coincidenze che definirei quasi miracolose”. La “Missa” si riallaccia idealmente alla musica sacra rinascimentale, cosa abbastanza comprensibile considerate le suggestioni polifoniche che spesso hanno attraversato la poetica morriconiana (basta ascoltare la colonna sonora di Mission per rendersene conto). Ma in realtà l’opera è qualcosa di completamente nuovo, di jamais écouté. Più che Palestrina o i fratelli Gabrieli ricorda semmai alcune atmosfere della Messa di Stravinskij e del "Salmo 9" di Goffredo Petrassi, il suo mentore. Il clima complessivo è aulico e rasserenante, a tratti (come nel “Gloria” e nell’“Agnus Dei”) mistico. Sonorità rotonde e piene, molto suggestive le parti affidate al coro dell’Opera di Roma. C’è molto del Morricone intellettuale, avanguardistico, e qualcosa di quello cinematografico (con la chiusura trionfale che riprende il celeberrimo “Gabriel’s oboe”). Impossibilitato a partecipare di persona, Papa Bergoglio ha inviato un messaggio privato.