Il Blog di Antonio Marguccio. Per difendere la Santa Chiesa Cattolica e il Papa
venerdì 20 marzo 2026
One Humanity, One Planet, One God (and One Church). Papa Leone sale in cattedra con la sua teologia gentile dell'unità.
Da alcuni mesi Leone XIV ha iniziato un ciclo di catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II, impressionante per la sua estensione e fecondità di argomenti e ancora di più per la chiarezza con la quale sta affrontando temi divenuti sin troppo controversi negli ultimi decenni. Papa Prevost ha iniziato con una catechesi introduttiva, quindi si è dedicato per cinque settimane alla Dei Verbum, mentre da quattro è alle prese con la Lumen Gentium, il documento forse più importante del Concilio, che ha portato la riflessione teologica sulla Chiesa a confrontarsi con le sfide della società odierna multiculturale e multireligiosa. Negli anni di Giovanni Paolo II, quando l'euforia per la globalizzazione portò a sviluppare in seno alla Catholica teologie più o meno sincretiste, di fatto ridimensionando la centralità della Chiesa in nome di un incontro più generoso con le altre religioni storiche dell'umanità, un documento fondamentale fu la celebre dichiarazione Dominus Iesus firmata dal cardinale Ratinger il 6 agosto dell'anno 2000, circa “l'unicità e l'universalità salvifica di Gesù Cristo e della sua Chiesa”. “Il Magistero della Chiesa – si legge nel documento – fedele alla rivelazione divina, ribadisce che Gesù Cristo è il mediatore e il redentore universale”. E più avanti: “Non rare volte si propone di evitare in teologia termini come 'unicità', 'universalità', 'assolutezza', il cui uso darebbe l'impressione di enfasi eccessiva circa il significato e il valore dell'evento salvifico di Gesù Cristo nei confronti delle altre religioni. In realtà, questo linguaggio esprime semplicemente la fedeltà al dato rivelato”. Ancora: “Perciò, in connessione con l'unicità e l'universalità della mediazione salvifica di Gesù Cristo, deve esser fermamente creduta come verità di fede cattolica l'unicità della Chiesa da lui fondata. Così come c'è un solo Cristo, esiste un solo suo Corpo, una sola sua Sposa”. Il documento ratzingeriano orientò fortemente la discussione e lo stesso seguente pontificato, facendo del suo perno la verità della professione di fede. Ratzinger al tempo stesso chiedeva un approfondimento della relazione tra l'unicità di Cristo e l'unicità della Chiesa, definita proprio dalla Lumen Gentium, al celebre numero 48, “sacramento universale di salvezza”. Così la Dominus Iesus: “Circa il modo in cui la grazia salvifica di Dio, che è sempre donata per mezzo di Cristo nello Spirito ed ha un misterioso rapporto con la Chiesa, arriva ai singoli non cristiani (…) tale lavoro teologico va incoraggiato, perché è senza dubbio utile alla crescita della comprensione dei disegni salvifici di Dio e delle vie della loro realizzazione”. Noi oggi stiamo assistendo proprio a uno sviluppo e a una diversa modulazione del concetto, fondamentale per la vita della Chiesa, grazie alla riflessione magisteriale che Leone XIV ha inaugurato articolando in maniera sempre più strutturata la sua “teologia dell'unità” che batte sui temi dell'incontro e della pace, quasi ripartendo da un basso profilo metafisico che però eleva la discussione alle vette più alte della Rivelazione cristologica. “La condizione dell’umanità – ha detto nella catechesi del 18 febbraio – è una frantumazione che gli esseri umani non sono in grado di riparare, benché la tensione verso l’unità abiti il loro cuore”. Il punto di partenza sembra essere questo discernimento storico e interiore al tempo stesso, un'esigenza profonda di unità da parte degli esseri umani, che tuttavia si dimostra ogni giorno negata e, peggio, tradita. “In questa condizione – ha continuato – si inserisce l’azione di Gesù Cristo, il quale, mediante lo Spirito Santo, vince le forze della divisione e il Divisore stesso. Trovarsi insieme a celebrare, avendo creduto all’annuncio del Vangelo, è vissuto come attrazione esercitata dalla croce di Cristo, che è la manifestazione suprema dell’amore di Dio”. Il ritorno all'unità, afferma in sostanza Leone, nasce dall'attrazione irresistibile della croce di Cristo,che si fa manifestazione dell'Amore assoluto di Dio per tutti gli uomini. Da questo Amore nasce la Chiesa, “sentirsi convocati insieme da Dio: per questo si usa il termine ekklesía, cioè assemblea di persone che riconoscono di essere convocate. Sicché vi è una certa coincidenza tra questo mistero e la Chiesa: la Chiesa è il mistero reso percepibile”. Ha ulteriormente precisato il Papa commentando proprio il numero 48 della Lumen Gentium: “Questa convocazione, proprio perché è attuata da Dio, non può tuttavia limitarsi a un gruppo di persone, ma è destinata a diventare esperienza di tutti gli esseri umani”. Quindi la sua importantissima interpretazione: “Questo testo permette di capire il rapporto tra l’azione unificatrice della Pasqua di Gesù, che è mistero di passione, morte e risurrezione, e l’identità della Chiesa. Nel contempo esso ci rende grati di appartenere alla Chiesa, corpo di Cristo risorto e unico popolo di Dio pellegrinante nella storia, che vive come presenza santificatrice in mezzo a un’umanità ancora frantumata, quale segno efficace di unità e riconciliazione tra i popoli”. La dimensione itinerante dell'unità si rende visibile, dunque, nel cammino storico e metastorico della Chiesa, che ha il suo fulcro nella Croce e Resurrezione di Cristo. Una presenza umile, quella ecclesiale, disarmata e disarmante, potremmo dire utilizzando il famoso incipit leoniano, foriera di pace con la sua umiltà, gentilezza e convinzione profonda, dialogante con tutti. Alcuni giorni prima di questa catechesi, papa Leone aveva incontrato un gruppo di studiosi che stavano partecipando al convegno dal titolo “One planet, one Humanity”, un motto ideato dal noto scienziato Stephen Hawking che è stato ripreso dal movimento dei Focolarini per formare nuove generazioni di politici impegnati per la pace. In quell'occasione, Papa Prevost ha suggerito di fare un ritocco all'aforisma. “L’unico Dio ci dona la terra come casa comune per tutti i popoli. Il titolo del vostro convegno, 'One Humanity, One Planet', merita perciò di essere completato con 'One God': riconoscendo in Lui il creatore buono, le nostre religioni ci chiamano a contribuire al progresso sociale, ricercando sempre quel bene comune che ha per fondamenta la giustizia e la pace”. Leone XIV è salito in cattedra.
